Scour: recensione Gold

A distanza di cinque anni e tra un impegno e l’altro con il nuovo tour dei Pantera, Phil Anselmo inaugura il 2025 con l’arrivo – tanto atteso – del primo album in studio degli Scour, band che vede tra le proprie fila anche Derek Engemann (ex bassista dei Cattle Decapitation), i fratelli Jarvis, John (Nest, Agoraphobic Nosebleed) alla chitarra e Adam (Pig Destroyer) alla batteria ed, infine, Mark Kloeppel (Misery Index).

Gold” è, infatti, il primo full length della band americana dopo la pubblicazione della trilogia degli EP usciti tra il 2016 e il 2020 ed un esordio di tutto rispetto merita un altrettanto lodevole contratto: il disco, infatti, vedrà la luce il prossimo 21 febbraio su Nuclear Blast, mentre negli Stati Uniti la promozione sarà curata dalla Housecore Records, l’etichetta dello stesso Anselmo.

Si gioca quindi in casa, forti del successo riscontrato con i precedenti EP che, in tempi non sospetti, fornirono al quintetto un ottimo biglietto da visita al mercato internazionale… ed ecco, quindi, che Anselmo e soci tornano più prepotenti e brutali che mai con 13 brani inediti che, dal primo ascolto, colpiscono l’ascoltatore come un sinistro ben piazzato.

Se in passato gli Scour avevano già le idee chiare in merito al loro percorso musicale, in questo primo album in studio l’intento dei nostri rimane del tutto invariato: nel corso di appena 45 minuti, il quintetto americano riesce a catturare l’ascoltatore, intrappolandolo in un vortice tumultuoso fatto di riff veloci e taglienti come un rasoio appena affilato ed un lavoro di chitarre complesso, tecnico, spietato, come si può evincere, ad esempio, nel singolo “Infusorium”, dove per l’occasione un orecchio attento potrebbe scorgere anche qualche passaggio in stile ‘grind’.

Ancora una volta Anselmo dimostra di essere un artista a tutto tondo: nel corso della sua lunga carriera musicale, il frontman ha saputo destreggiarsi in tantissimi stili canori, dal glam metal degli anni ‘80, allo sludge dei Down, al groove metal dei Pantera e, ora, nel blackened metal degli Scour, dimostrando la sua completa versatilità nel cimentarsi anche nei generi più complessi.

Questo viene evidenziato ancora di più in “Gold”, dove il cantante alterna passaggi gutturali e sferzate fry-scream (tecnica che il buon Phil aveva già messo in atto in passato in “Day of Suffering” sul palco con i Morbid Angel nel 2007 o in “Nola”, disco dei Down uscito nel 1995, ndr) a timbriche black brutali, che sembrano uscire direttamente dal calderone nero dei Marduk (“Coin”, “Devil”, “Invoke”) e che qui ha una resa sonora ancora più “marcia” e cattiva, frutto, forse, del sapiente missaggio di Dennis Israel (Amon Amarth, Necrobiotic) e di una cura minimalista del dettaglio di Jens Bogren, il maestro per eccellenza in ambito di produzione musicale, il cui lavoro di altissima qualità rende “Gold” un disco davvero degno di nota.

Gli Scour, quindi, non fanno prigionieri: dopo tre EP pubblicati nell’arco di quattro anni e cinque anni di arduo lavoro, questo debutto degli americani non delude nessuna aspettativa. “Gold” è un prodotto ben confezionato ed adatto per chi, come la sottoscritta, ama espandere i propri orizzonti musicali e non focalizzarsi su generi musicali diventati, oggi giorno, un filo scontati. “Gold” è una perla di rara bellezza, “marcia” e brutale quanto basta per far innamorare anche i non avvezzi al primo, essenziale ascolto.

Rating: 75/100

Tracklist:

  1. Cross
  2. Blades
  3. Infusorium
  4. Ornaments
  5. Coin
  6. Evil
  7. Devil
  8. Contaminated
  9. Hell
  10. Invoke
  11. Gold
  12. Angels
  13. Serve

“Infusorium”:

“Blades”:

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